CHIUSA LA CASA DI LAVORO DELLA GIUDECCA

Venezia -

Continuano imperterriti gli attacchi al pubblico impiego, con una inspiegabile decisione è stata chiusa la casa circondariale della giudecca - ex SAT di Venezia. Il liet-motiv è lo stesso: mancanza di fondi.

Sarà organizzata a breve una conferenza stampa per denuciare il lento e studiato attacco allo stato sociale.
Di seguito riportiamo l'artico a firma di GIORGIO CECCHETTI su "La nuova Venezia" del 10 febbraio.


Venezia - La Casa di lavoro della Giudecca ha chiuso i battenti e i detenuti che vi erano ospitati sono stati trasferiti a Padova, Treviso e a Santa Maria Maggiore. L’Amministrazione penitenziaria ha dovuto sgomberare la struttura dopo un ordine del Magistrato alle Acque che dopo un sopralluogo ha stabilito che le cucine erano impraticabili e pericolose. E il ministero della Giustizia non ha soldi per i restauri: i sindacati (Cisl, Cgil, Ugl, Rdb-Cub e le Rsu degli istituti penitenziari veneziani) protestano.
Alla Giudecca, oltre al carcere femminile, c’è la Sezione a custodia attenuata che ospitava i detenuti in semilibertà (di giorno lavorano all’esterno e la notte devono dormire in carcere) e i tossicodipendenti. I posti sono una cinquantina, ma ultimamente ne ospitava una ventina. E i rappresentanti dei lavoratori che operano negli istituti penitenziari hanno saputo della chiusura pochi giorni prima. In un documento sottoscritto da tutti sostengono che si è trattato di una decisione presa «inaspettatamente e senza alcuna informazione preventiva».
Le organizzazioni sindacali denunciano che «nel corso degli anni la"distratta" gestione della struttura ha determinato un crescente e continuativo stato di abbandono». E si dispiacciono soprattutto di un fatto: la casa di lavoro ospitava soprattutto detenuti che partecipavano a progetti di reinserimento sociale grazie al lavoro esterno o di disintossicazione dalle droghe e dall’alcol. I primi sono stati trasferiti a Treviso e a Padova e così devono sopportare notevoli disagi per lavorare, visto che devono affrontare ogni giorno il viaggio per e da Venezia; i secondi sono tornati a Santa Maria Maggiore, un carcere sovraffollato che non ha bisogno di nuovi detenuti.
«La chiusura dell’istituto della Giudecca - sostenogono i sindacati - è da ritenersi non solo una perdita per l’Amministrazione penitenziaria, in quanto si priva di un valido strumento per perseguire uno degli obiettivi istituzionali, come quello del recupero e del reinserimento sociale, ma anche una perdita per la città di Venezia». Tanto più che le cifre da reperire per il restauro non sarebbero certo astronomiche, si parla di circa 150-200 mila euro. E chiudono il loro documento citando le frasi che il sindaco Massimo Cacciari ha pronunciato durante la ceriminia per la festa della Polizia penitenziaria: invitava i presenti a far sì che parola come civiltà, democrazia e trattamento penitenziario non rimanessero «parole porose», cioè prive di sostanza.
«Si tratta di una chiusura temporanea, certo non definitiva - precisa il direttore degli istituti di pena veneziani Gabriella Straffi - e noi siamo stati costretti a questa decisione dopo la comunicazione del Magistrato alle acque. Eravamo lontani dal voler chiudere l’istituto, tanto che avevamo già indetto la gara per l’acquisto dei nuovi macchinari per le cucine». «Purtroppo ci hanno fatto sapere che i fondi per il restauro non ci sono - prosegue la dirigente - e io spero che non accada come per Santa Maria Maggiore, dove gli interventi sono finalmente conclusi, ma ci sono voluti dieci anni».

 

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